Trump “bifronte”: falco o colomba a seconda delle circostanze

0
13

L’articolo più interessante della nostra rassegna stampa mattutina monopolizzata dal discorso di martedì sera del presidente Trump al Congresso porta la firma di Clare Foran, editorialista di The Atlantic, che ha analizzato la sessione congiunta più dalla prospettiva dei toni e dell’atteggiamento dell’oratore, che per la sostanza delle sue parole.”Un nuovo capitolo della grandezza americana sta cominciando”, la lunga relazione è cominciata così. Per poi proseguire: “Il tempo per pensare in piccolo è finita. Da ora in poi, l’America avrà il compito – e il potere – di assecondare le nostre aspirazioni, non gravate dalla paura e vincolate agli errori del passato, ma ispirate al futuro”.

Già dall’incipit, ci spiega la Foran, è possibile individuare un netto cambiamento dei toni rispetto a quelli della campagna elettorale e dei primi giorni dall’insediamento, quando più che ispirato, aggiungiamo noi, era duro, litigioso e polemico con tutti, critici e non, avversari e membri del suo stesso partito.Ieri in declino, oggi grande.

Siamo andati a riascoltare il discorso inaugurale, nel quale Trump aveva dipinto gli States come un Paese in declino e soggetto a una sorta di carneficina economico e sociale, che lui stesso si candidava ad affrontare. E poi abbiamo cercato di individuare nello speech di ieri sera il momento in cui si rivolgeva al suo “popolo”. Ebbene: tutta un’altra storia. Questa volta il Paese descritto non era più sull’orlo del precipizio, bensì capace di guardare in avanti e in alto, fatto di persone “grandi” e orgogliose di appartenere a un “grandissimo” Paese.

La giornalista dell’Atlantic la pensa come noi osservando come anche i capitoli successivi siano stati improntati mettendo al centro non più se stesso e il proprio ego ma i cittadini, gli americani. “Se ci libereremo del ‘disastro’ Obamacare sarà per salvare voi; se garantiamo che le leggi in materia di immigrazione verranno applicate, sarà per proteggere il Paese (cioè voi) dal terrorismo”. E lo stesso può dirsi per il Grande Muro al confine con il Messico.

Faccia da… Congresso

Discutendo in redazione sulla parte del discorso che ha riguardato gli aspetti relativi al welfare, deliberatamente o meno, è risultato chiaro a tutti come Trump, ieri sera, abbia presentato al mondo la sua nuova natura, quella “da Congresso”, per così dire, che i suoi strateghi gli hanno costruito ad hoc per l’auditorio, fatto sì dai suoi yesman conservatori duri e puri, ma anche dai repubblicani più moderati e dagli avversari dem.Ed ecco che allora ha sorpreso tutti quanti con una dichiarazione ecumenica riferita proprio a “entrambi i partiti”, ricca di termini come “assistenza”, “accessibilità”, “salute” (delle donne, nientemeno…), “aria pulita”, “acqua pulita”.

Nell’economia complessiva dell’intervento, forse è questo l’aspetto più interessante. Perché ha rivelato che, dopo aver colto l’importanza di fare affidamento sul Congresso anziché commettere l’errore cruciale di trattarlo come un suo suddito, quello che avremo di fronte nei prossimi quattro anni sarà un Trump bifronte: morbido nei luoghi istituzionali e radicale anche nei modi e nei toni in mezzo alle folle durante le tappe della sua “campagna elettorale permanente” che ha inaugurato già all’indomani dall’insediamento.

Chiudiamo con quell’inedita escalation nella quale ha poi chiesto unità, a destra e a sinistra, per fare fronte unico sempre e comunque, soprattutto nella lotta al terrorismo e nella salvaguardia della sicurezza nazionale perché “democratici e repubblicani devono stare insieme e unirsi per il bene del nostro Paese e per il bene del popolo americano.”Amen.

Questo articolo è stato pubblicato su panorama.it l’1/3/2019

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui