Perché i due fondatori di Google abbandonano?

0
42

prova modifica

 

Il prossimo annuncio, per i due storici fondatori di Google, potrebbe essere davvero quello finale, cioè quello del ritiro a vita privata. Intanto, hanno firmato le dimissioni da Alphabet, la holding a cui fanno capo tutte le attività del gruppo. Larry Page dalla carica di Ceo, Sergei Brin da quella di presidente. Naturalmente, continueranno a seguirne le vicende, ma da lontano, sebbene resteranno entrambi membri del board e azionisti (insieme detengono oltre il 50 per cento delle azioni).

Riferendosi alla loro creatura, la coppia multimiliardaria ha voluto usare la metafora del buon padre di famiglia che, sebbene orgoglioso del proprio figlio, ormai 21enne (Google è stata fondata il 4 settembre del 1998), “non è più chiamato a svolgere una fastidiosa sorveglianza quotidiana”.

Al vertice, con il ruolo di Ad, siederà Sundar Pichai, il manager che dal 2015 è alla guida della controllata Google, che è poi anche il vero pilastro del gruppo. Con la neo-rivoluzione, il quarantasettenne indiano naturalizzato americano diventerà, automaticamente, una sorta di plenipotenziario, coronando quindi una carriera straordinaria partita da Android e dal browser Chrome.

In quanto ai due, beh, continueranno, appunto, a restare attivamente coinvolti nelle attività del gruppo, potendo contare sulle loro belle quote percentuali sia della società che nel diritto di voto nel board. E di sicuro si riprenderanno un po’ del loro tempo per coltivare le loro passioni dall’alto dei rispettivi capitali personali che sono quantificati in poco meno di 60 miliardi di dollari, per Larry Page, e in poco più di 56 per Brin.

Se e quando vorranno mettere uno zampino un po’ più addentro le attività operative, c’è da ipotizzare che questo si concentrerà soprattutto nella diversificazione del business, cioè le cosiddette Other Bets, sotto il cui cappello si riuniscono le iniziative più di frontiera, un fronte nel quale Google negli ultimi anni non ha brillato così bene come in quelle core.

Questo articolo è stato pubblicato su marieclaire.it l’8 Dicembre 2019