L’allarme dell’Onu su Gaza: “Una possibile nuova guerra imminente”

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L’iniziativa è partita proprio dal suo Segretario Generale, Antonio Guterres, e verrà resa pubblica entro la fine di questa settimana: si tratta – tecnicamente – di un rapporto, quello di cui si vocifera tra i corridori del Palazzo di Vetro, ma in realtà è piuttosto una sirena d’allarme sulla crisi umanitaria ormai insostenibile che si sta consumando a Gaza e al contempo il preavviso di una nuova possibile guerra tra Israele e Hamas.

Dalle prime indiscrezioni è possibile inquadrare il dossier come una sorta di sottoprodotto della risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sugli insediamenti israeliani approvato nel dicembre 2016 dopo che l’amministrazione Obama aveva deciso di non porre il veto, e la cui risoluzione è osteggiata – in combutta con il governo israeliano – fin dai primi giorni della presidenza Trump.

Negli ultimi diciassette mesi, dunque, il rapporto è rimasto nel limbo. Fino a quando, dopo le pressioni di diversi membri del Consiglio di Sicurezza, Francia in testa, Guterres ha deciso di rilasciare il documento che, dopo la pubblicazione, verrà aggiornato ogni mese.

I punti principali del rapporto

Il numero uno dell’Onu descrive con dovizia di particolari la crisi di Gaza, afflitta da un sistema sanitario in continuo declino con medicine e forniture mediche in diminuzione, pressoché costantemente privo di elettricità e strutture igieniche disastrose.

Una crisi che, avverte, potrebbe avere conseguenze pericolose: “Negli ultimi tre mesi Gaza ha assistito alla più grave escalation dal conflitto tra Hamas e Israele cominciato nel 2014 – argomenta Guterres – e dovrebbe essere un monito per tutti di quanto sia vicino il limite della guerra che rischia di degenerare in un altro conflitto disastroso e letale“.

Il dito è puntato prima di tutto su Israele e sul suo ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, responsabile di azioni inaccettabili in violazione del diritto umanitario internazionale da quando sono iniziate le proteste lo scorso 30 marzo, arrivando ad affermare che tutti i palestinesi a Gaza sono affiliati ad Hamas e legittimando, quindi una politica permissiva nell’uso della forza contro i manifestanti.

Ma ce n’è anche per Hamas, colpevole – nelle parole di Guterres – di aver cercato di affermare la propria leadership e di aver incitato le proteste creando un clima di instabilità che ha messo a rischio non soltanto le vite di israeliani e palestinesi, ma anche gli sforzi per ripristinare la dignità e le prospettive di un futuro vivibile per l’area.

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