Corea del Nord: il missile “parlante” di Kim Jong-un

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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato la Corea del Nord per il lancio del missile di domenica, ventilando l’inasprimento delle sanzioni a causa delle provocazioni.In un comunicato, adottato all’unanimità, il Consiglio sollecita Pyongyang a mostrare il “sincero impegno per la denuclearizzazione attraverso azioni concrete”.

A tale scopo c’è l’avvertimento a “non condurre ulteriori test nucleari e di missili balistici”.L’adozione della dichiarazione da parte del Consiglio di sicurezza è maturata dopo che Pyongyang ha annunciato la riuscita del test effettuato domenica col missile Hwasong-12 di medio-lungo raggio.”Abbiamo provato un Hwasong 12 , in grado di trasportare una testata atomica.

Gli Usa non ci provochino perché il territorio statunitense e le installazioni nel Pacifico sono alla portata delle nostre armi”. Così la Corea del Nord all’indomani del lancio.

Oltre alla bomba devastante, dunque, quel missile portava con sé un messaggio, o meglio un avvertimento diretto a Washington, accusata di “tiranneggiare” i Paesi che non hanno un arsenale nucleare e di sostenere – mentendo – che la sua terraferma non è alla portata del missili nordcoreani. “Se gli Stati Uniti tentano goffamente di provocare la Corea del Nord, non sfuggiranno al loro peggiore disastro della storia”.

Gli obiettivi possibili

La lettura dei dettagli balistici del volo rivela che la testata grande e pesante sul missile ha volato sufficientemente in alto e sufficientemente lontano da poter portare i suoi effetti a lunga gittata e, secondo gli esperti, il test è stato il più efficiente mai realizzato: è da considerarsi un successo perché avendo percorso oltre 700 chilometri avrebbe potuto colpire qualsiasi punto della Corea del Sud, dove tra l’altro sono di stanza oltre 28.000 soldati americani.Ma non solo.Il missile è stato lanciato alla sua angolatura maggiore (in tal modo non ha costituito una minaccia per i Paesi vicini) e l’altitudine raggiunta indica dunque che è stato lanciato a una traiettoria alta, che limita la distanza laterale raggiungibile. Ma, se fosse stato lanciato a una traiettoria standard, avrebbe avuto una gittata di almeno 4 mila chilometri (in grado di raggiungere dunque la base statunitense di Guam, l’Andersen Air Force base, dove sono posizionati i caccia bombardieri pesanti Usa B-1s, B-2s e B-52s.).

Al lancio era, ovviamente, presente anche Kim, il quale ha spronato scienziati e tecnici a “non sedersi sugli allori” e lavorare a ulteriori “armi nucleari e metodi di lancio” fino a che gli Usa “non facciano la scelta giusta”.

Non avvezzo a rilasciare interviste o dichiarazioni, Kim si è affidato così, nuovamente, al linguaggio dei missili, in direzione di Trump, che si è detto disposto a incontrare il leader nordcoreano ma da una “posizione di forza”, della Russia (i rottami del missile sono caduti molto vicino alle coste del Paese), ma anche verso il neoletto presidente coreano Moon Jae-in e la Cina, coinvolti entrambi nel risiko orientale e influenti nell’assetto diplomatico e strategico dell’area.

Questo articolo è stato pubblicato su panorama.it il 16/5/2017

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